L’Ardia 2012 per me è stata particolarmente complicata. In una manifestazione fondamentalmente pericolosa, i cui momenti più importanti durano solo pochi minuti e per di più partecipata da almeno 10.000 persone tutte o quasi con un qualche tipo di fotocamera in mano, semplicemente troppe cose possono andarti storte. Specie quando non c’è alcuna regolamentazione che distingua chi è lì per lavorare da chi invece è spettatore. Per questo venerdì sera sono andato via da Sedilo con l’amaro in bocca.

L’Ardia conserva ancora oggi uno spirito selvaggio e per certi versi è tanto affascinante proprio questo, ma forse un pelo di organizzazione in più non sarebbe male: ci si dovrebbe anche rendere conto che basterebbe poco per mettere in condizione di svolgere al meglio il proprio compito chi si fa centinaia di chilometri per arrivare sul posto ed è lì per portare l’Ardia fuori dai confini nazionali, come nel mio caso.

Il mio obbiettivo per questa edizione era quello di riprendere la partenza e in qualche modo ci sono riuscito anche se alla fine dei conti al mio punto di vista mancava un pò di prospettiva. D’altra parte penso di aver fatto il massimo che potessi fare e nonostante tutto sono comunque riuscito a portare a casa qualche scatto degno di nota da inviare alle mie agenzie. Date le condizioni, però, forse quella del 2012 è stata la mia ultima Ardia… anche se spero di ripensarci il prossimo anno… magari soffermandomi più sull’aspetto spirituale della manifestazione e meno su quello spettacolare.